(intervista di Paolo buzi)

Torniamo ancora una volta a Venezia: è importante.
Serena è al suo terzo film, con il quale è presente alla 70ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Pochi giorni fa le è stato conferito il Premio OPEN, quest’anno materialmente realizzato da Marco Nereo Rotelli. Il premio, oggi alla sua 13ª edizione, nacque nel 2000 da un’idea di Paolo De Grandis e Pierre Restany, in concomitanza con OPEN, l’Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni che a quel tempo replicava per la terza volta. L’intento di tale istituzione era ed è quello di premiare un regista partecipante alla Mostra Cinematografica di Venezia che attraverso la sua opera riveli una sensibilità propria ed inedita nell’indagare le forme d’interazione tra l’arte e il cinema. Il 6 Settembre presso la Villa degli Autori di Venezia la Società Italiana Autori Editori, che ha scelto di promuovere il film, ha organizzato una serata in onore di Serena Nono, conferendole il Premio SIAE.

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Il soggetto del film di Serena è liberamente tratto dall’omonima tragedia di Simone Weil, straordinaria filosofa e scrittrice dalla vita tanto intensa quanto breve, e della cui produzione letteraria si prese personalmente cura Albert Camus.
Nel film si racconta del fallito sacco, e vedremo come, ai danni di Venezia da parte della Spagna, nel 1618. Jaffier, l’ufficiale che dovrebbe guidare la congiura, s’innamora di Violetta, figlia del Segretario dei Dieci (David Riondino). All’amore per lei si aggiunge la malia di una città dalla bellezza non paragonabile. Schiacciato dal peso della colpa per l’azione progettata, Jaffier fa fallire la congiura salvando Venezia e la sua gente. Per quel gesto pagherà, né sarà il solo, il prezzo più elevato.

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Paolo – Ciao Serena e, ancora una volta, brava! La prima domanda che vorrei farti riguarda il tuo cast “privilegiato”, per modo di dire, gente autentica e nella vita reale tutt’altro che privilegiata: gli ospiti della Fondazione*. Nei tuoi due film precedenti si esprimevano liberamente. Qui, da quanto ho letto nelle tue note, hai dovuto faticare un po’ di più. Una scelta impegnativa e sempre efficace, in senso sociologico. Lo fu per Pasolini e lo è stato anche per il “nostro” Gian Butturini: era un atto politico, faceva parte della lotta di classe, combattuta e dibattuta con le armi e il linguaggio di un cinema colto. E’ così anche per te? O c’è più d’un motivo? Perché è chiaro che tra gli Ospiti e te c’è un rapporto forte di sentimenti: ti ho conosciuta in quei contesti, proprio con Via della Croce.Te ne fai, per così dire, un punto d’onore?

Serena – Ciao Paolo. Beh, più che un punto d’onore è una collaborazione con la Casa dell’ospitalità consolidata negli anni. Ho cominciato a frequentare alcuni ospiti e operatori dal 2006 e realizzato con loro due film, ma non solo: anche alcune mostre di oggetti d’arte aiutando l’operatrice Ana Reque e organizzando altre occasioni di incontri. In quell’ambiente mi sono trovata bene con tutti, compresi il presidente Giovanni Benzoni, gli operatori, l’ex direttore Nerio Comisso e il direttore attuale Andrea Gabrieli, e su un testo di Simone Weil abbiamo concentrato l’ultimo lavoro: Venezia salva.Questo laboratorio Venezia salva, nato in ambito della Casa dell’ospitalità si è aperto a molte altre persone- amici -non attori, italiani e stranieri che hanno collaborato, recitato e preso parte al film, per cui tutti si confrontavano per la prima volta con un testo teatrale e non con un documentario, cioè dovevano uscire da loro stessi per creare una interpretazione collettiva e personale al contempo. David Riondino è l’unico attore professionista che recita nel film e  ci ha aiutato durante le prove. E’ stato un lavoro molto bello.

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Paolo – Anche il risultato lo è.
Il tema centrale del tuo film è lo sradicamento: un tema centrale anche al mondo. Il processo di globalizzazione è il frutto di un’economia violenta che con i luoghi geografici non ha legami, solo mire di sfruttamento e profitto. Spaesa i popoli, li sradica lasciandoli dove sono o li costringe ad emigrare. Come hai reso leggibile questo fenomeno nel tuo film?

Serena – Come ti dicevo, nel film ci sono molti stranieri di varia provenienza, di molte nazionalità. Così mi figuro i mercenari e ufficiali che presero parte alla congiura di Bedmar, con una parlata, non una recitazione, spontanea, a volte scorretta, reale. Quando i mercenari arabi urlano le loro ragioni di fedeltà alla Spagna, e parlano di aver subito violenza nel loro paese, grazie a guerre sanguinarie, non possiamo non pensare ai rifugiati  di oggi che continuano ad arrivare sulle nostre coste. Ma anche Violetta, che rappresenta Venezia, ha un accento non veneziano essendo russa , il segretario dei Dieci, autorità che rappresenta il governo di Venezia in questa pièce ha cadenza fiorentina, la duchessa d’Osuna che dovrebbe essere spagnola è francese, la cortigiana greca è invece napoletana e Jaffier, rumeno,  ha imparato a memoria in italiano monologhi su monologhi di un capitano provenzale. Perciò accenti e cadenze scombinati, che interrogano. Compresenze. E’ un testo, questo, che se recitato in modo virtuoso diventa faticoso, cioè ha bisogno di verità, di dissonanza, di ruvidezza. Detto questo l’idea nel film è che sia una pièce che parte da un teatro ed esce nella città, perciò non vuole essere realistico, resta teatrale ma contemporaneo nei suoni.

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Paolo – E poi c’è la bellezza. La bellezza, più che l’amore? Mi è sembrato che i sentimenti tra Violetta e Jaffier, per quanto intensi, potessero meno della bellezza ammaliante che sprigiona la città. Una divinità distante. Puoi aggredirne le architetture, ma lei resta intoccabile come l’assioma che rappresenta: è il canone perfetto. Mi sembra d’intuire questo: che ora la sua bellezza ci è data, ma non ci appartiene. E’ così? Il magnate russo di turno potrebbe comprarne i muri, ma non potrà mai possedere la sua bellezza? Riguarda solo Venezia, o la bellezza tutta, come virtù assoluta?

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Serena – Credo che la congiuntura giusta sia l’amore con la bellezza. Violetta rappresenta quella Venezia che Jaffier idealizza, la cui bellezza gli fa confessare la congiura. Bellezza anche non catturabile, altra, sovrannaturale: “Senza il mio sguardo, quale bellezza la città…” L’amore come una grazia permette a Jaffier di vedere la bellezza. La sua conversione è data dall’amore che egli ha, d’un tratto, per la città, le sue pietre, la sua natura, ma anche per i suoi abitanti, per la vita che la rende “città ideale”. L’evoluzione di violenza, che si concretizzerebbe nel sacco della città, è arrestata da questo improvviso aprire gli occhi ed il cuore del protagonista a ciò che ha attorno, si accorge di ciò che lo circonda. Malgrado la bontà di questa conversione, che salva la città, egli ha un destino infausto, e qui è la tragedia. Non sempre le scelte ispirate dalla bontà e dalla bellezza, toccate dalla grazia, perciò, sono comode, e non necessariamente vengono premiate.

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Paolo -Guardo i tuoi quadri e vedo una pittrice (neo)espressionista, che forse ha amato Egon Shiele e che ha di quel poco smussato gli spigoli ai “ragazzi di Dresda”. È una pittura potente ed inquieta, introversa ed umorale. Tu sei così davvero? Anche quando guardi attraverso l’occhio di una telecamera?

Serena – Inquieta e umorale sempre, senz’altro!

Paolo – Grazie per il tuo terzo film, Serena. A presto! Anzi, al quarto!

Serena – Al quarto!

VENEZIA SALVA – www.veneziasalva.it

Premiazione SIAE:
http://www.siae.it/edicola.asp?view=4&open_menu=yes&id_news=12943

 

serena-bio

Serena Nono, pittrice e regista, è nata nel 1964 a Venezia. Nel 1982 si è trasferita a Londra, dove ha frequentato la Kingston University. Si è diplomata in Belle Arti nel 1987. Nell’89 è tornata a Venezia, dove vive e lavora tutt’oggi.  Nel 2007 ha girato il suo primo film documentario, Ospiti, nato da una collaborazione con la Casa dell’Ospitalità di Venezia, in seguito a dei corsi di scultura e pittura per gli Ospiti ai quali ha partecipato come insegnante. Il suo secondo film, Via della croce, è del 2008. È stato presentato alla 66° mostra del cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti, e premiato al Sulmonacinema film festival nel 2009. Anche Via della croce è girato con gli Ospiti della Casa dell’Ospitalità, Fondazione alla quale è profondamente legata e che sostiene attivamente. Nel 2011 Serena ha partecipato al Padiglione Italia della 54ª Biennale d’arti visive di Venezia.

www.serenanono.com

www.viadellacroce.org